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Le esportazioni aumentano, mentre la domanda interna mostra un costante rallentamento: questo il quadro che emerge nel settore dell'industria chimica italiana, che nei primi sette mesi del 2011 ha fatto segnare una crescita del 3% rispetto al 2010, secondo i dati elaborati da Federchimica. A fare da traino all'export nazionale è stata soprattutto l'Europa a “cinque” (Francia, Germania e Benelux).
Il settore ha comunque risentito della crisi economica e viaggia ritmo più lento rispetto alla media continentale: l'industria chimica europea chiuderà con una crescita pari al 5,1%, due punti percentuali in più rispetto a quella italiana. La differenza tra i due dati è dettata dalla stasi della domanda interna del nostro Paese.
Le previsioni legate al secondo semestre indicano un ulteriore calo della domanda interna, che verrà controbilanciata da una crescita delle esportazioni pari al 5,8%, permettendo quindi al settore di chiudere il 2011 con un 2% rispetto all'anno scorso. Al momento si parla di cauto ottimismo, con la speranza che la frenata dell'export fatta registrare a giugno (-0,8%) non si propaghi nei restanti mesi dell'anno.
Un settore eterogeneo, quello della chimica in Italia, in cui convivono i comparti della chimica di base, materie plastiche, resine sintetiche, fertilizzanti, detergenti, pitture, adesivi, profumeria e cosmetici, con realtà aziendali che spaziano dalle multinazionali tascabili alle piccole e medie imprese, per un totale di circa 115 mila dipendenti e un giro d'affari di 54 miliardi, il 6% del manifatturiero made in Italy. L'industria esporta i propri prodotti soprattutto in Germania, Francia, Turchia, Stati Uniti e Russia.
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